Vale, un'altra vittoria

09.11.2015 13:03 di Alberto Ungarelli   Vedi letture
Fonte: 24oredisport.com
Vale, un'altra vittoria

Seguo il motociclismo da un bel pezzo. Ricordo ancora le prime gare commentate alla Rai da Federico Urban, con quella sua voce che arrivava un po’ monotona ed in ritardo rispetto alle immagini, come quello zio che ti chiama con il telefono dall’altra parte del Mondo. 

Ricordo il mio tifo per Marco Lucchinelli, che al massimo della celebrazione sportiva si mise persino a cantare a Sanremo, un pezzo “quello sono io” che fino a qualche anno fa sapevo a memoria.

Ricordo il tifo poi per Franco Uncini che seguì “Lucky Luke” nell’albo d’oro nella classe regina, una doppietta italiana rimasta storica dopo il vecchio dominio di Agostini.

Ricordo le gare della 350 c.c. con Johnny Alberto Cecotto, che tifavo perché aveva un bel nome e mi sembrava un gigolò prestato alle moto.

Ricordo poi gli italiani Luca Cadalora, Fausto Gresini, Pierfrancesco Chili, Loris Capirossi, Loris Reggiani, così come ricordo gli storici Eddie Lawson, Mike Doohan, Freddy Spencer, Wayne Gardner, Kevin Schwantz e Wayne Rainey finito steso e paralizzato in una gara dominata in solitudine a Misano.

Ricordo poco della 125 c.c., forse perché era la prima gara della giornata e si vedeva ad intermittenza in televisione, mentre la 500 la sparavano in “prime time”.

Della classe minore ricordo bene però la prima vittoria di un ragazzino dai capelli lunghi che risalivano ad onda dietro le orecchie e con la riga in mezzo, che si imponeva a Brno nell’agosto del 1996, e che con voce fanciullesca e la cadenza romagnola con suo padre alle spalle commentava il suo primo successo, mentre colui che sarebbe diventato uno dei suoi più acerrimi rivali, Max Biaggi, vinceva nella 250 c.c.

Quel ragazzino si chiamava Valentino Rossi, e di certo non avrei mai pensato che in pochi anni sarebbe diventato un mito del motociclismo, tanto da arrivare a giocarsi il decimo titolo di campione del Mondo, ieri a Valencia,  8 novembre 2015, 19 anni dopo.

19 anni fatti di tantissimi successi e battaglie, che chi scrive ha visto quasi tutte, eccezion fatta per alcune gare negli sfortunati anni in Ducati, quando temevo fosse iniziato il viale del tramonto.

Questa la premessa che forse mi autorizza ad essere un tantino incazzato per come è finito questo campionato, o meglio per come se ne è andato questo ultimo mese.

E’ finito come non doveva finire e non perché non doveva vincere Lorenzo, ma perché a Rossi è stato tolto il diritto di giocarsela, vuoi perché qualcuno si è arrogato il diritto di mettersi in mezzo, in nome di non si sa bene cosa, se non di un livore personale che trascende l’agonismo sportivo, vuoi perché chi doveva decidere non lo ha fatto guardando tutto un contesto, ma giudicando un comportamento del singolo.

Sportivamente non giustifico Rossi a Sepang; sono stato il primo a spegnere subito la televisione quando l’ometto è caduto (adesso sottolineo è caduto), ma sono stato anche capace di rivedere la gara senza audio e senza sentire i commenti post gara.

Ed è per questo che umanamente l’ho compreso; anzi al suo posto sarei andato sparato nel box Honda a farmi giustizia da solo. Ricordo esempi comici come quello di Piquet che menava Salazar nella chicane di Hockenheim in Germania nel 1982, e quello più serio di Schumacher furibondo alla ricerca di Coulthard ai box di Spa nel 1998 in Belgio.

Quello andato in scena ieri pomeriggio è stato l’ultimo atto di una farsa tragicomica in tre tempi che ha avuto un palco mondiale, con un primo episodio andato in scena in Australia, il secondo in Malesia e l’ultimo in Spagna.

Una farsa con una trama che narra di un ventiduenne bicampione del Mondo motogp, destinato a subentrare nell’olimpo del motociclismo internazionale, che si mette in testa di impedire al mito, la sua vittima contro cui ha sbattuto diverse volte, di vincere il titolo. Il tutto per favorire un connazionale, Lorenzo, a cui fino all’anno scorso avrebbe cavato gli occhi.

Una trama veramente intricante, con la vittima che vede però il brogliaccio e lo sbandiera alla stampa. Si dice che Valentino abbia sbagliato ad esternare il complotto alla vigilia di Sepang, che quella conferenza gli si sia poi ritorta contro, ma non è così. Se la denuncia l’avesse fatta ieri pomeriggio al termine dell’ultimo Gp ed a cose fatte chi gli avrebbe creduto? Come minimo gli avrebbero dato del vecchio campione arteriosclerotico non in grado di giustificare una sua sconfitta.

Invece così ha sbattuto l’inganno in faccia al Mondo, ed il Mondo ha poi visto come è andata a finire.

Il Tas ha fatto il resto. Non ha accolto la sospensiva della sanzione comminata a Rossi dopo Sepang e lo ha costretto all’ultimo posto in griglia, affossando tutte le speranze di combattere alla pari e segnando l’esito del Mondiale.

La rimonta dall’ultimo posto in griglia sino al quarto ha fatto illudere tutti, così come tutti si erano illusi di vedere un gran premio regolare che purtroppo non è stato. La realtà è stata amara ancora per colpa di un burattino (si noti bene burattino) che da buon bodyguard si è sistemato dietro Lorenzo, ostacolando addirittura il suo compagno di squadra Pedrosa, che almeno del suo ce ne stava mettendo.

E’ finita dunque con Lorenzo campione, comunque meritevole del titolo, che ha avuto il solo grande ed imperdonabile torto di sparlare a caldo ed a vanvera con parole pesanti del suo compagno di squadra, volendo poi intervenire in una disputa processuale che non lo riguardava, e che alla fine con faccia candida ha avuto il coraggio di ammettere l’aiuto dei connazionali (o meglio del connazionale).

E’ finita con Rossi vicecampione (n.d.r. mannaggia Valentino perché non sei rientrato a Misano?), ma che arriva al paddock tra due ali di folla con pacche sulle spalle, i cinque ricevuti dagli uomini delle diverse scuderie e gli attestati di stima degli addetti ai lavori del circus e non.

E’ finita con l’ometto che sarà anche destinato a vincere tanti titoli, ma che ha perso la faccia e l’onore senza aver ricavato nulla per sé, se non una valanga di odio sportivo. Non so con che coraggio potrà presentarsi l’anno prossimo non solo al Mugello e soprattutto a Misano, ma anche nei templi del motociclismo di Assen, di Brno o del Sachsenring, luoghi in cui i valori sportivi sono sempre emersi e sono al di sopra di tutto.

Finisco anche io, così, non con la decima del Dottore, ma con tanto tifo in più. Un’altra vittoria di Rossi.