Atletica leggera: la Iaaf concella la 50km di marcia. Ecco le motivazioni

12.03.2019 10:02 di Riccardo Fusato   Vedi letture
Fonte: corriere dello sport
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
Atletica leggera: la Iaaf concella la 50km di marcia. Ecco le motivazioni

Cambiare per sopravvivere e non sparire dal radar olimpico. Anche a costo di rinnegare un glorioso passato barattando le pur legittime richieste di innovazione con le richieste di più spettacolo da parte dei signori a cinque cerchi e delle Tv: avanti con sport più “giovanili”, ritmi più televisivi, parità di genere in tutte le gare. Prendere o lasciare. Una rivoluzione voluta dal Cio, finora rimasta sottotraccia, cui la Iaaf dovrà adeguarsi. A farne subito le spese è la storica 50 km di marcia. Distanza che ci ha regalato gli ori di Pino Dordoni a Helsinki ‘52, di Abdon Pamich a Tokyo ‘64, di Schwazer a Pechino 2008. Senza dimenticare la prima medaglia azzurra sulla distanza di Ugo Frigerio, bronzo a Los Angeles 1932, all’esordio della distanza all’Olimpiade. Disputata regolarmente finora (unica eccezione Montreal 1976) e che il prossimo anno a Tokyo assegnerà le ultime medaglie.  

A seguito delle raccomandazioni della commissione marcia, guidata dal nostro Maurizio Damilano (oro a Mosca ‘80 nella 20 km), dal 1° gennaio 2021 la più lunga distanza dell’atletica sparirà gradualmente dai programmi di Mondiali, Europei e Olimpiadi. Così ha deciso «in linea di principio», non senza polemiche, il Council Iaaf riunito a Doha. Ci sarà un periodo di rodaggio con l’introduzione di nuove tecnologie, come le scarpe hi-tech dotate di una soletta collegata a un chip che misura i tempi di contatto dei piedi al suolo. A ottobre 2020 si vedrà il da farsi. Soprattutto quali saranno le distanze da sostituire alle attuali 20km e 50km, che ai Mondiali d’autunno a Doha assegneranno 4 titoli con la prima volta della 50km al femminile. Su questa distanza solo pochi giorni fa una donna è scesa per la prima volta sotto le 4 ore (la 32enne cinese Liu Hong: 3h59:15). Accorciando il divario con quello maschile del francese Diniz (3h32:32 nel 2014, a 36 anni).  

«Abbiamo preso questa decisione – ha commentato il presidente Iaaf, Seb Coe – per proteggere e promuovere la marcia nelle maggiori competizioni e accrescerne l’appeal verso i giovani». Si tratta di una scelta obbligata destinata però ad alimentare polemiche. «L’obiettivo è assicurare il futuro alla marcia mantenendo le quattro prove, due maschili e due femminili nel rispetto della parità di genere – ha spiegato Coe – Allo stesso tempo investiamo per implementare la tecnologia dei chip con test che andranno avanti anche dopo il 2020 se necessario. Infine prenderemo una decisione sulle distanze: 10, 20, 30 o 35 km». L’ipotesi più accreditata è che si vada verso l’accoppiata 20 km e 35 km.  
 La commissione programmi del Cio, guidata da Franco Carraro, da anni fa pressione per abolire la 50 km. La Iaaf era riuscita a mantenerla per Tokyo 2020 in cambio di una revisione profonda del settore. «Si trattava di costruire un pacchetto che rispondesse alle richieste di gare senza barriere di genere, meno lunghe, anche per esigenze tv e più controllate», ha difeso la scelta Damilano.  
La Iaaf ha deciso anche di allargare la finestra in cui ottenere i minimi per Tokyo 2020: i risultati saranno validi dal prossimo 1° maggio. Novità anche per la Diamond League: dal 2020 si scenderà dagli attuali 14 a 12 meeting (i primi del ranking a fine 2018). Non rischia il Golden Gala. Infine la Russia: la federazione resta sospesa.